L’impatto dell’IA non si vede ancora
«L’IA è ovunque, tranne che nei dati macroeconomici in arrivo.»
Questa frase incisiva di Torsten Slok, capo economista di Apollo, sembra dimostrare che, nonostante l’attuale entusiasmo, l’IA non stia generando un impatto. Sembra quindi che il paradosso della produttività di Solow si applichi anche all’IA.
A sostegno di questa tesi c’è questo articolo di Fortune, che afferma:
«Uno studio pubblicato questo mese dal National Bureau of Economic Research ha rilevato che, tra i 6.000 amministratori delegati, direttori finanziari e altri dirigenti di aziende che hanno risposto a diversi sondaggi sulle prospettive economiche negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e in Australia, la stragrande maggioranza ritiene che l’IA abbia avuto un impatto minimo sulle proprie attività» (...) Quasi il 90% delle aziende ha dichiarato che negli ultimi tre anni l’IA non ha avuto alcun impatto sull’occupazione o sulla produttività, osserva lo studio.»
Siamo ancora nella fase dell’entusiasmo
È molto interessante notare che, mentre l’uso dell’IA è aumentato, la fiducia nella sua utilità è crollata del 18%, segno di una persistente diffidenza.
Dal mio punto di vista, questo indica che, se consideriamo il Gartner Hype Cycle [fig. 1], non siamo ancora arrivati al Plateau of Productivity dell’IA. Siamo ancora al «Peak of Inflated Expectations» e dobbiamo ancora attraversare il «Trough of Disillusionment» e lo «Slope of Enlightenment» prima di raggiungere finalmente il Plateau of Productivity.

Figura 1 - Gartner Hype Cycle (Fonte: Wikipedia)
Come agli albori di Internet, quando le aspettative erano esagerate e il valore di mercato delle aziende .COM saliva alle stelle senza che i loro ricavi «legati a Internet» si concretizzassero, oggi assistiamo allo stesso fenomeno con le aziende di IA.
Secondo alcune voci, alcune aziende che operano nel settore dell’IA starebbero cercando di gonfiare la domanda dei propri prodotti attraverso acquisizioni o pagando i clienti perché acquistino la propria tecnologia di IA. Questo dimostra che qualcosa non torna in questo ciclo di entusiasmo: i risultati legati all’IA vengono deliberatamente gonfiati per mantenere vivo il flusso di denaro.
Ma quando i dirigenti, dopo aver osservato anno dopo anno i ricavi, inizieranno a stancarsi delle promesse non mantenute, la realtà potrebbe colpire duramente e la bolla dell’IA potrebbe scoppiare.
E allora, dalle ceneri della bolla dell’IA, entreremo in una fase di consapevolezza, in cui potremo capire razionalmente cosa era solo entusiasmo e cosa aveva davvero il potenziale per generare valore concreto. Solo allora l’IA potrà offrire un valore reale e tangibile e raggiungere il «Plateau of Productivity».
Prendere decisioni irrazionali è peggio che non salire sul carro dell’IA
I cicli di entusiasmo si riconoscono dal fatto che anche chi non conosce bene un argomento ne parla diffusamente. Basta guardarsi intorno: tutti parlano di IA. In questi giorni l’IA è l’argomento del momento. Se non la menzioni nella presentazione della tua azienda, sei fuori dal zeitgeist. Ma se hai sufficiente esperienza e conosci il settore, sai che l’IA ha alle spalle una storia di sviluppo lunga diversi decenni. Nonostante le numerose scoperte scientifiche degli ultimi due decenni, l’IA non è la soluzione a tutti i problemi aziendali.
Il problema dei cicli di entusiasmo è che possono spingere i decisori più impressionabili a prendere decisioni irrazionali. Avrai visto molte aziende licenziare dipendenti per poi scoprire di averne nuovamente bisogno o rendersi conto che, nonostante gli investimenti effettuati, il 95% dei progetti pilota di IA fallisce.
Puntare tutto sull’IA e sull’IA generativa non ha (ancora) senso per la maggior parte delle organizzazioni. Comporta investimenti di capitale, costi legati all’adozione e guadagni di produttività incerti.
Ci sono tuttavia esempi in cui l’adozione dell’IA sta dando ottimi risultati e generando valore. Tra questi lo sviluppo software (anche se possono insorgere rischi legati al debito tecnico e costi di manutenzione aggiuntivi se il processo non viene gestito con attenzione), il rilevamento delle frodi nei servizi finanziari, l’elaborazione dei documenti, la diagnostica sanitaria, l’ottimizzazione dei percorsi e così via. Quindi, al di là di tutto l’entusiasmo, l’IA può generare valore.
L’approccio più saggio all’IA
Al momento, a meno che tu non operi nella ricerca avanzata sull’IA, basa gli investimenti su dati solidi e buon senso.
Ai nostri clienti consigliamo sempre di: «non investire nell’IA senza un solido business case e prospettive chiare di ROI». Per costruire un business case solido, occorre innanzitutto raccogliere informazioni su prestazioni, rischi, fattibilità, costi e coerenza con gli obiettivi aziendali. Per farlo, è necessario analizzare prima i casi d’uso più promettenti, realizzare prototipi, verificare la maturità della tecnologia e testare la risposta del mercato e l’impatto interno. In questo modo si raccolgono le informazioni necessarie per sviluppare un business case solido, anziché inseguire le mode. Si possono così prendere decisioni razionali basate su dati reali e compiere scelte di alta qualità.
In Mourinho Solutions possiamo supportarti in questo percorso. Lavoriamo al tuo fianco per distinguere il valore reale dell’IA dall’entusiasmo del momento, definire l’approccio più adatto alla tua attività e alla tua strategia e garantire che ogni centesimo investito generi il massimo rendimento per la tua azienda e le tue attività operative. Ti aiutiamo a prendere decisioni di alta qualità, affinché la tua azienda possa prosperare.